Terremoto Centro Italia: la vergogna italiana

(Campobasso)ore 19:48:00 del 07/03/2017 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Sociale

Terremoto Centro Italia: la vergogna italiana

Abbiamo visto un’emergenza quasi senza tende, escluse quelle per i volontari e qualche enorme pneumatica di comunità per alcune frazioni particolarmente colpite.

LO STATO NON C’È PIÙ. EMERGENZA FINITA. In quello che fino a venti giorni fa sembrava l’ombelico operativo delle forze di protezione civile, l’orgoglio di una capacità di mobilitazione che non conosce costi o situazioni metereologiche, che parte per il soccorso e scava nella neve per giorni, la smobilitazione è terminata. O meglio, sono rimasti solo alcuni corpi di presidio tecnico, come i vigili del fuoco o l’esercito, ma per tutte le associazioni, i corpi, i gruppi, l’emergenza è terminata, tutti a casa.

Se ogni emergenza è differente, per come il disastro si manifesta, per le caratteristiche del territorio, per la cultura e le relazioni delle comunità colpite, la gestione di questa serie di terremoti è stata molto differente da quelle a cui siamo stati abituati negli ultimi trent’anni in Italia. Abbiamo visto un’emergenza quasi senza tende, escluse quelle per i volontari e qualche enorme pneumatica di comunità per alcune frazioni particolarmente colpite.

Abbiamo visto attivare forme di gestione dell’emergenza con strumenti innovativi, come il gemellaggio tra un’associazione nazionale di protezione civile e una frazione, invece della solita divisione di compiti tra associazioni con formazioni e specialità diverse. Abbiamo visto una mano della Protezione Civile leggera, capace di interrogare i Comuni e di coinvolgere la cittadinanza nelle prime decisioni, elemento molto positivo perché ha consegnato a chi ha subito il terremoto la possibilità di ripensarsi non come vittima ma come protagonista di un cambiamento. Abbiamo visto delle linee guida interessanti, con una decisione chiara: riaprire i posti di lavoro e le scuole prima possibile per permettere al numero maggiore possibile di cittadini di restare nel loro territorio. E poi non abbiamo visto più niente.

Siamo ancora in tempo, è possibile intervenire, ma è necessario cambiare immediatamente rotta, attivare progetti di comunità, garantire sostegno qualificato non solo ai singoli che non ce la fanno più, ma all’intero territorio, aprire spazi pubblici questi sì fisici, coinvolgere la popolazione delle frazioni nelle decisioni e nella lettura di quanto accaduto. Riconoscere che un terremoto è soprattutto un fatto sociale. Ma è necessario fare presto prima che questo silenzio assordante si trasformi nella più triste delle storie post-emergenziali del nostro Paese.

Scritto da Luca

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