Taglio del numero dei parlamentari? Non si potra' votare fino al 2020!

(Roma)ore 15:12:00 del 03/09/2019 - Categoria: , Politica

Taglio del numero dei parlamentari? Non si potra' votare fino al 2020!

La seconda approvazione non prevede la presentazione di emendamenti, si vota con un sì o un no secchi all’intero provvedimento.

TAGLIO NUMERO PARLAMENTARI, COSA COMPORTA? - La riforma costituzionale per tagliare 345 parlamentari entra nel vivo. È iniziato nell’aula del Senato in seconda lettura l’esame del disegno di legge costituzionale sul taglio del numero di deputati e senatori. Domani il voto in aula.

L’ultimo sì della Camera potrebbe arrivare per la fine di luglio 
La seconda approvazione non prevede la presentazione di emendamenti, si vota con un sì o un no secchi all’intero provvedimento. E l’ultimo e definitivo sì della Camera potrebbe arrivare per la fine di luglio, prima della pausa estiva.

TAGLIO NUMERO PARLAMENTARI, COSA COMPORTA? - Cosa cambia nella classifica a livello europeo 
Una volta approvata la riforma, l’Italia passerebbe dal terzo al quinto posto nella classifica che fotografa il numero di deputati di ciascuno dei 28 paesi Ue; perderebbe invece una posizione (dal terzo al quarto) nel confronto sul numero dei senatori. Va ricordato, con riferimento a questo secondo scenario, che in diversi ordinamenti vige il monocameralismo, pertanto la classifica della Camera alta prende in considerazione solo 13 paesi (oltre all’Italia, Regno Unito, Francia, Spagna, Romania, Polonia, Repubblica ceca, Paesi Bassi, Germania, Irlanda, Austria, Belgio e Slovenia).

La proposta costituzionale di ridurre il numero dei parlamentari pervade l'intero dibattito italiano sulle riforme costituzionali, attraversando molte delle diciotto legislature repubblicane, risultando una costante, in modo più specifico, a partire dalla XIII legislatura. Peraltro, il tema è presente, del pari, da molti anni, con analisi, argomentazioni e valutazioni, anche nel dibattito dottrinario intorno alla rappresentanza politica.

TAGLIO NUMERO PARLAMENTARI, COSA COMPORTA? - Nell'attuale XVIII Legislatura, il 12 luglio 2018, con l'audizione da parte delle Commissioni Affari costituzionali congiunte di Camera e Senato del ministro per i Rapporti con il Parlamento e per la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, chiamato a illustrare le linee programmatiche della sua azione di governo, il tema della riduzione del numero dei parlamentari torna al centro del dibattito parlamentare; nella logica politica, promossa dalla maggioranza che sostiene il Governo Conte, di cosiddette “micro” riforme costituzionali, ossia di riforme limitate e puntuali del testo; una scelta che, innanzitutto mediaticamente, mira a contrapporsi di fronte all'opinione pubblica alla diversa strategia che ha caratterizzato gli ultimi quindici-venti anni del dibattito politico in tema di riforme costituzionali (dalla riforma del Titolo V del 2001 in poi).

Il testo presentato di riduzione del numero dei parlamentari, che avvia l'iter al Senato il 10 ottobre 2018, è stato assai rapido nel suo percorso e si è arrivata a calendarizzare alla Camera dei Deputati per il 9 settembre – da ieri anticipata al 22 agosto – la quarta lettura costituzionalmente prevista ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione, che tuttavia non può più impedire l'eventuale referendum, posto che già la terza lettura del testo è stata approvata dal Senato con una maggioranza inferiore ai 2/3 prescritti, appunto, per evitare il referendum.

Vediamo con attenzione cosa comporta e se ciò, tecnicamente, è fattibile, almeno nei termini proposti.

Innanzitutto va sottolineato un dato, ossia che è necessario che il voto parlamentare sulla riduzione sia con le Camere pienamente funzionanti lungo l'asse del rapporto fiduciario Governo-Parlamento. Se dunque il Governo Conte non dovesse essere più in carica, e si fosse in piena crisi politica, la quarta votazione parlamentare non si potrebbe tenere non configurandosi questa come una votazione di “ordinaria amministrazione”. Tutt'altro.

Dunque conta molto il calendario dei lavori. Che – a quanto consta – già impedisce tutto ciò, essendo la mozione di sfiducia del Governo Conte calendarizzata, appunto, prima del potenziale voto sulla riduzione del numero dei parlamentari.

Scritto da Luca

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