Sesso: le ricerche di Google svelano i nostri segreti

(Bologna)ore 10:30:00 del 17/07/2017 - Categoria: , Sesso

Sesso: le ricerche di Google svelano i nostri segreti

“Tutti mentono”: così inizia l’estratto del Guardian tratto da “Everybody Lies: What the Internet Can Tell Us About Who We Really Are” di Seth Stephens-Davidowitz, data scientist con una formazione in Economia e un’ossessione per Google Trends, fin dai su

Tutti mentono”: così inizia l’estratto del Guardian tratto da “Everybody Lies: What the Internet Can Tell Us About Who We Really Are” di Seth Stephens-Davidowitz, data scientist con una formazione in Economia e un’ossessione per Google Trends, fin dai suoi albori (ha lavorato in azienda un anno e mezzo). E se tutti mentono, le nostre abitudini online svelano ciò che gli utenti conservano come propri segreti.

Antropologia, sociologia e psicologia sociale hanno più volte evidenziato quanto i contesti incidano sui risultati dei sondaggi. La desiderabilità sociale (social desirability bias) gioca un ruolo importante, ed è qui che i big data raccolti dai fornitori di servizi online sfoggiano il loro grande vantaggio: raccontano la verità sugli usi e consumi delle persone, perché è proprio a loro che le persone “dicono” ciò che ad altri non direbbero mai. Stephens-Davidowitz ha trascorso gli ultimi quattro anni ad analizzare i dati anonimi di Google, scoprendo i temi sui quali le persone si interrogano: malattia mentale, sessualità, aborto, religione, salute.

Omosessualità. Secondo i sondaggi più accreditati (Gallup, per esempio) ci sono più omosessuali negli Stati tolleranti rispetto a quelli intolleranti. Questo, spiega il ricercatore, per due ordini di ragioni: la mobilità (si tende a spostarsi lì dove c’è una maggiore accoglienza) e la libertà (chi è costretto in Stati conservatori, non dichiara facilmente di essere gay). Alcune informazioni sugli spostamenti possono essere verificate da un’altra importante fonte: Facebook, che consente anche agli utenti di indicare il genere di interesse.

Il 2,5% degli utenti maschi ha dichiarato di essere interessato a persone dello stesso sesso, il che conferma le stime delle altre indagini. Confermata anche la presenza in Stati friendly: Rhode Island conta una popolazione gay due volte più grande di quella del Mississipi (così come gli spostamenti sono registrati da Oklahoma City a San Francisco, per fare un esempio).

Analizzando i dati di Google (Search e Adwords), il ricercatore ha constatato che il 5% delle ricerche maschili in tema porno sono rivolti a contenuti omosessuali per adulti. Anche sulle ricerche sembra incidere la localizzazione: nel Mississipi la stima è del 4,8%, contro il 5,2 di Rhode Island.

I dati perfetti non esistono”

Lo dice l’analista stesso, ma di certo incrociare quelli anonimi restituisce un quadro più vicino all’oggettività. Se è vero che su quel 5% di uomini che cercano porno maschile va fatta la tara (c’è chi è bisex, o chi sta ancora definendo orientamento e identità), le ricerche di Google mostrano quanto spesso le donne si interroghino sulle preferenze dei propri compagni. La ricerca “Mio marito…” è completata dalla parola “gay” dieci volte di più di quanto sia accostata a “tradimento”, otto volte più di “alcolizzato” e altre dieci volte in più di “depresso”.

Sesso. La frase “il mio fidanzato non vuole fare sesso con me” è ricorrente, ma c’è un mito da sfatare e riguarda l’importanza delle dimensioni del pene dal punto di vista delle donne. Per ogni ricerca di una donna sul pene del partner, gli uomini effettuano circa 170 ricerche sul proprio. Non solo: il 40% delle volte in cui le donne esprimono preoccupazione, avviene perché è “troppo grande” (solo l% dei maschi cerca notizie su come ridurre le dimensioni del membro).

Altro mito da sfatare è che le donne vogliano incontri sessuali che durino più a lungo (le donne lo dicono da sempre tra loro, prima di averlo detto a Google). Se la seconda domanda in ambito sessuale fatta dai maschi è come resistere di più prima di raggiungere dell’orgasmo, per le donne la ricerca si divide equamente tra come farli arrivare all’orgasmo più velocemente e come più lentamente. Il “problema”, in base ai dati, sembra non riguardare il “quando”: la preoccupazione nasce, semmai, quando l’orgasmo non è pervenuto.

Aspetto fisico. Di nuovo i maschi protagonisti: dall’analisi Google AdWords sui visitatori di siti web, l’interesse per la bellezza e la forma fisica è del 42% maschile. La quota per la perdita di peso è del 33%; del 39% per la chirurgia estetica. Tra tutte le ricerche dei “come”, legate al seno, circa il 20% riguardava gli uomini (“come sbarazzarsi di”).

Stereotipi e pregiudizi. La sfera delle opinioni a priori è ciò su cui le persone mantengono un discreto riserbo, ma anche in questo caso, i big data svelano l’ostinazione che le tiene in vita. Ebrei e musulmani difficilmente vengono accostati a parole come “stupidi”, aggettivo che invece si guadagnano prima o poi quasi tutti i gruppi di persone. I neri sono gli unici che devono fronteggiare lo stereotipo della maleducazione e scortesia (“rude”). Le ricerche mostrano domande sulla “malvagità” di ebrei, musulmani, gay, ma non di neri, messicani, asiatici e cristiani.

Dopo l’attacco terroristico di San Bernardino, le ricerche sui musulmani hanno registrato un picco (“uccidere i musulmani”), e nonostante la stampa osannò il bellissimo discorso dell’allora presidente Barack Obama, i dati di Google hanno continuato a registrare ricerche che andavano in opposta direzione a comprensione e accoglienza

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Scritto da Gregorio

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