Renzi, altro che Ponte sullo stretto

(Messina)ore 09:21:00 del 10/10/2016 - Categoria: Denunce, Politica

Renzi, altro che Ponte sullo stretto

«Da quello che è l’atto più importante all’esame del governo: l’aggiornamento del Def 2016, preludio della stagione di bilancio».

Nulla di sostanziale, continua “Sbilanciamoci”, anche se le imprese godranno nel 2017 di due dei più costosi interventi realizzati dal governo: la decontribuzione sugli assunti nel 2015 e 2016, pari a 7 miliardi l’anno e almeno 20 miliardi nel quadriennio 2015-2018. E poi la riduzione dell’Ires, dal 27,5% al 24% che costerà 3,5 miliardi l’anno. Ma sono misure non selettive, che non premiamo le aziende che investono, creando occupazione e reddito. Per il blog «servirebbe altro: investimenti diretti, piccole e medie opere in grado di assicurare in breve tempo e a costi contenuti un effettivo miglioramento delle condizioni produttive e di vita», garantendo «trasporti, servizi sociali inclusivi e flessibili, reti». Le tasse? Servirebbe «una redistribuzione del carico dai poveri ai ricchi, dal lavoro alla rendita, da chi paga a chi non paga». Invece, niente. Solo «politiche economiche liberiste senza futuro, riduzione fiscale e incentivi alle imprese», magari «addolcite da mancette elettoralistiche». Un quadro a tinte fosche «che ben giustifica il desiderio, pur infantile, di rifugiarsi nell’immagine di un bel Ponte sullo Stretto».

Eccolo qui quello che voleva le Olimpiadi in nome dello sport. Non c'e' piu' la torta delle Olimpiadi da spartisi e allora inventiamocene un'altra. Questa e' la buona politica PD. Che tristezza.

Questa E' la conferma che è impazzito. Le città italiane crollano alla prima scossetta di terremoto e ora il Matteo, anzichè pensare nel rimediare a ciò che secondo noi porterà a tre milioni di posti di lavoro, lui pensa al ponte. Siete sicuri di avere capito bene? se è così il 4 dicembre sarà un bel no. Stai tranquillo Matteo!!!!!!!

«Il tentativo è quello di tirare il pallone in tribuna. O, meglio ancora, di alzare un polverone per sviare l’attenzione». Da cosa? «Da quello che è l’atto più importante all’esame del governo: l’aggiornamento del Def 2016, preludio della stagione di bilancio». Secondo “Sbilanciamoci”, non si spiega altrimenti come Renzi, proprio nel giorno del varo di un provvedimento così centrale, decida di «spararla grossa che più grossa non si può», dichiarandosi pronto alla ripresa dei lavori per il Ponte sullo Stretto, annunciando che creerebbe centomila posti di lavoro. Risultato: i media si sono “dimenticati” di analizzare il Def, il cui aggiornamento «segna il punto forse più basso finora raggiunto da questo governo». Il deficit “strutturale”, quello corretto per l’andamento economico? «Non peggiora così tanto rispetto alle previsioni, ma solo perché la crescita è risultata talmente bassa che la correzione ciclica assorbe il peggioramento dei conti pubblici». La crescita, prevista all’1,2% nel 2016 e all’1,4% l’anno prossimo, è oggi allo 0,8% e calerà allo 0,6%. E il “risanamento” della finanza pubblica si è arrestato.

Tolti questi 15 miliardi, continua il blog, la prossima manovra di bilancio sembra ridursi a poca cosa: 7-8 miliardi di maggiori spese, compensati da altrettanti miliardi di minori spese o maggiori entrate. «Un’inezia, rispetto a quanto il nostro paese avrebbe disperatamente bisogno». Si arriverà forse a stanziare 2 miliardi per le pensioni e il sostegno – in prospettiva elettorale – dei loro redditi, ma compensate da un corrispondente calo della spesa sanitaria. Qualche centinaio di milioni in più verranno destinati al rinnovo dei contratti nel pubblico impiego, finanziati con tagli lineari, o semi-lineari alla spesa dei ministeri. Si arriverà forse a definire una riduzione dell’Irpef, ma solo a partire dal 2018, anno nel quale, comunque, opereranno altre clausole di salvaguardia da neutralizzare. Qualche soldo verrà destinato alla lotta alla povertà estrema, ma niente allo sviluppo PORTA A PORTAdei servizi sociali e degli altri istituti del welfare. «Gli unici interventi di una qualche rilevanza economica sembrano quelli destinati alle imprese, i superammortamenti, la riduzione delle imposte per lei imprese piccole, le garanzie pubbliche sugli investimenti, il programma del ministro Calenda “Industria 4.0”».

Il deficit previsto nel 2017 è sostanzialmente quello del 2016, scrive “Sbilanciamoci”, con la Commissione Europea che «non sa più cosa inventarsi per accordare ulteriori margini ad un governo italiano che, in un momento così cruciale per l’Europa e in Alfano e il Ponte sullo Strettovista del referendum costituzionale, non può essere stigmatizzato». Attenzione: l’arresto del processo di “risanamento” non è una buona notizia, non indica una contro-tendenza rispetto all’austerity. «La realtà è ben più tragica», secondo il blog economico. La tanto sbandierata “flessibilità” nell’interpretazione del Patto di Stabilità «servirà esclusivamente, insieme a tutto l’aumento del deficit 2017 rispetto all’obiettivo, per neutralizzare le clausole di salvaguardia da 15 miliardi inserite nella Legge di Stabilità dell’anno scorso, che prevedevano in automatico un aumento di Iva e accise nel 2017 se non si fossero realizzati equivalenti risparmi di spesa». Morale: «Poco o nulla è stato fatto, e l’Italia si ritrova adesso a utilizzare tutti i margini di flessibilità cui può aspirare non per rilanciare sviluppo, economia, redditi e occupazione, bensì solo per evitare la drammatica recessione che verrebbe innescata dall’aumento dell’Iva».

 

 

Scritto da Carmine

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