Recensione Wulverblade

(Bologna)ore 14:30:00 del 16/05/2018 - Categoria: , Videogames

Recensione Wulverblade

Colpisce in positivo la cura riposta dagli sviluppatori nella creazione degli scenari e del contesto storico, e in tal senso non mancano luoghi e persone realmente esistite all'epoca

Da genere di culto a genere in via di estinzione o a esclusivo appannaggio degli sviluppatori indie, quello dei brawler a scorrimento orizzontale ha avuto una parabola discendente decisamente infelice.

Non mancano però diversi titoli in grado di dire la loro e introdurre elementi di grande interesse all'interno di una formula che non è cambiata molto nel corso degli anni. Di certo si tratta di una mossa che ha i suoi rischi, motivo per cui sono in pochi a osare davvero e tentare di aprirsi a novità di rilievo. Wulverblade è infatti un brawler conservatore, uno di quelli che più classici non si può: dalle meccaniche di gioco, al campionario di eroi messi a disposizione, non c'è molto che lasci stupiti; ma il contesto storico in cui è immerso, insieme alla storia raccontata, rappresentano un buon valore aggiunto in grado di infondere quell'aura di originalità utile a distanziare il titolo di Fully Illustrated dagli altri cloni.

Orgoglio Bretone

Wulverblade è ambientato nel 120 dopo Cristo e segue le fosche vicende dell'esercito romano alla conquista del sud della Britannia; il tutto, dal punto di vista della popolazione indigena, che con orgoglio tenta di difendere le proprie terre dall'attacco dei legionari.

Mito e leggenda si fonderanno con reali eventi storici quando i cinquemila dell'esercito della Nona Legione romana dovranno scontrarsi con tre valorosi guerrieri determinati a respingere i loro attacchi, dimostrando quanto l'orgoglio delle tribù può essere più forte della brutale sete di conquista. 

Colpisce in positivo la cura riposta dagli sviluppatori nella creazione degli scenari e del contesto storico, e in tal senso non mancano luoghi e persone realmente esistite all'epoca. Prima di cimentarsi con la creazione del gioco, i ragazzi di Fully Illustrated hanno girato in lungo e in largo le rovine, i siti antichi e i sentieri intrapresi dai bretoni, scegliendo finanche di registrare delle tracce audio all'interno di ciò che restava dei fortini romani, e quelle ambientali presso le aree teatro di battaglie. 

Questo dovrebbe far capire piuttosto chiaramente quanto importanti siano stati i particolari per creare al meglio l'atmosfera di gioco, e ad onor del vero non c'è neanche un momento in cui ci si sente estraniati dal ricco mondo fumettoso di Wulverblade, che sceglie un art design simile a una graphic novel in movimento per tratteggiare personaggi, livelli e situazioni dove la violenza censurata non esiste. 

Wulverblade non è dunque un titolo che va troppo per il sottile: mutilazioni di arti e teste, abbinati a copiosi versamenti di sangue e mosse devastanti sono la base su cui viene costruito il racconto a base di barbare battaglie. L'introduzione del trio capitanato da Caradoc (personaggio attorno a cui ruotano le vicende), le avanzate dei romani e il cosiddetto "lore" vengono approfonditi sia da alcune scene animate d'intermezzo doppiate in inglese (non ci sono nemmeno i sottotitoli in italiano), sia da diversi file di testo da raccogliere negli otto livelli che potrete completare in circa cinque o sei ore

Come da tradizione, ci sono semplici attacchi base da concatenare in brevi combo, prese, attacchi aerei, colpi con armi speciali e l'immancabile barra della mossa speciale da riempire per scatenare una temporanea modalità furia (che oltre a rendere immuni ai nemici consente pure di recuperare un pizzico di energia per ogni danno inflitto agli avversari). Unico guizzo la possibilità di parare alcuni colpi premendo col giusto tempismo il tasto A, per rispondere con un contrattacco che in alcune situazioni può fare la differenza tra un Bretone vivo e uno stecchito. Insomma, in definitiva nulla di complesso, evoluto o particolarmente strategico - al netto di un livello di difficoltà comunque nient'affatto blando - ma è proprio nell'immediatezza che aveva fatto la fortuna di Double Dragon o Turtles in Time che risiede il fascino del genere.

Un fascino che, ancora oggi, dimostra di non aver perso neppure un millimetro del suo vecchio smalto, specie qualora si decida di affrontare l'avventura in coppia: in questo senso il "fattore Switch" pesa e non poco, grazie alle innate opportunità co-op costantemente alla portata della console Nintendo. Quasi inutile specificare infatti come, in due, ci sia moltissimo da guadagnare: con un amico il ritmo si fa indubbiamente più sostenuto, e pure l'intrinseca ripetitività che rappresenta un po' il tallone d'Achille dei picchiaduro a scorrimento cede il passo al divertimento dato dalla progressione in compagnia.

In compagnia di un amico, Wulverblade diventa più divertente e più gestibile (laddove invece in solitaria il tasso di difficoltà tende ad essere un filo sbilanciato verso l'alto).Attenzione però: la co-op è sempre e solo locale.

Note nel complesso positive anche da per quel che riguarda la realizzazione tecnica: il già citato look cartoonoso conferisce sicuramente un certo carattere da graphic novel interattiva a Wulverblade, per quanto sul piano artistico lo stile (in particolare quello dei personaggi, specie di certi nemici "standard") finisca per risultare abbastanza generico e mai davvero incisivo. La creatura di Fully Illustrated si lascia comunque guardare senza problemi di sorta, recuperando anzi qualche punto carisma un po' per la colonna sonora sì stereotipata ma di sicuro effetto, un po' per l'evocativo timbro del narratore - che interviene durante le cutscene, dando un tono apprezzabile ad una storia di ribellione che va oltre l'emulo di Braveheart che ci si potrebbe attendere (soprattutto nelle convincenti battute finali...).

Scritto da Samuele

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