Recensione Star Ocean The Last Hope

(Milano)ore 12:21:00 del 07/12/2017 - Categoria: , Videogames

Recensione Star Ocean The Last Hope

Le voci di un possibile porting per PlayStation 3 sono state insistenti per mesi, ma smentite di volta in volta dai responsabili di Square Enix.

La storia di Star Ocean é sempre stata un po' convulsa: il primo episodio uscì su Super NES nel lontano 1996, seguito da Star Ocean: The Second Story per PlayStation nel 1998, poi da Star Ocean: Blue Sphere nel 2001, sequel diretto di The Second Story per Game Boy Color, e infine da Star Ocean: Till the End of Time nel 2004, rilasciato su PlayStation 2.

La speranza è l'ultima a morire

Recentemente, sono stati prodotti anche i porting dei primi due episodi per PSP ed è chiaro che, a questo punto, tutti vedevano nelle console Sony la nuova casa di una serie che era stata finora un po' nomade. E' stata dunque una sorpresa due anni fa scoprire che Star Ocean: The Last Hope, quarto e ultimo capitolo della saga, sarebbe stato un'esclusiva Xbox 360. Le voci di un possibile porting per PlayStation 3 sono state insistenti per mesi, ma smentite di volta in volta dai responsabili di Square Enix.

"Potremmo portarlo su PlayStation 3, potremmo non farlo" ha detto una volta il producer Yoshinori Yamagishi, frustrando ulteriormente un'utenza spaccata in due, ansiosa di mettere le mani su un JRPG di nuova generazione tanto prestigioso.

QUEL CHE RESTA DEL BOX

Naturalmente alla fine Star Ocean: The Last Hope é arrivato anche su PlayStation 3, altrimenti questo articolo non avrebbe senso di esistere. L'annuncio é stato quasi un fulmine a ciel sereno, era il Settembre 2009 quando la rivista giapponese Famitsu ha rivelava l'esistenza di una versione PlayStation 3 di Star Ocean: The Last Hope, prevista quasi in contemporanea mondiale per il Febbraio 2010. E non un semplice porting, ma una versione International.

Una delle principali critiche rivolte all'edizione occidentale di Star Ocean: The Last Hope per Xbox 360 riguardava il pesante ritocco apportato ad alcuni elementi dell'interfaccia come, per esempio, il menù principale, il cui sfondo vivacemente colorato era stato traformato in una sorta di psichedelica computer-graphic, o i ritratti dei personaggi vicini alle relative statistiche durante i combattimenti, artwork originariamente disegnati a mano e resi in semplice e fredda CG per favorire un presunto "gusto occidentale".

È vero che i combattimenti di The Last Hope sono dinamici, tecnici e a tratti davvero spettacolari con la loro ricchezza cromatica e tattica. Tuttavia malgrado la validità di un combat-system orientato verso l'azione che non penalizza mai il pensiero strategico, l'esercizio continuo delle stesse azioni finirebbe per annullare il divertimento e la passione, se non fosse per la validità della trama e per le sequenze altamente cinematografiche con la quale è illustrata.

Il valore di musicista di Motoi Sakuraba è innegabile e le sue melodie sono indissolubilmente legate alla saga in questione, oltre che a tanti Tales Of, a quel capolavoro quasi dimenticato che è lo "chopiniano" Eternal Sonata e alla trilogia di Dark Souls.
Per The Last Hope Sakuraba ha scritto una partitura immensa e le sue armonie trapassano da una sognante speranza al brivido lovecraftiano di mostruosità inconcepibili, dal positivismo tecno-scientifico ad una dimensione selvaggia e preistorica, dal lirismo sentimentale ad un'epica colossale. 
La musica di Sakuraba risulta più ispirata proprio dove The Last Hope si ferma ad indagare sulla fine della Terra e la possibile estinzione dell'umanità, poiché i suoni si annacquano in una lacrimosa malinconia, sprofondano in una sconsolata ammissione dell'umana crudeltà senza risuonare soltanto pessimisti e dolorosi, perché contemplano anche la possibilità di una redenzione per la nostra specie

Scritto da Gerardo

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