Recensione Child of Light Ultimate Edition

(Campobasso)ore 18:16:00 del 22/10/2018 - Categoria: , Videogames

Recensione Child of Light Ultimate Edition

Quando Child of Light uscì, seguito a ruota dallo splendido Valiant Hearts, sembrava che Ubisoftavesse inaugurato una nuova linea di videogiochi che fossero in linea coi valori produttivi degli indie, ma con una solida realtà alle spalle pronta a sostener

 

A quattro anni di distanza dal suo debutto su tutte le altre console presenti sul mercato, Child of Light Ultimate Edition arriva finalmente anche su Switch. La console ibrida di Nintendo, nel suo percorso di recupero di ottimi giochi già sbarcati su altri lidi, non poteva di certo lasciarsi scappare quello che insieme a pochi altri sembra calzare a pennello in questa nuova veste, motivo per cui si fregia oggi di un’edizione definitiva che comprende tutti i contenuti finora usciti.

Creatura della Luce

Quando Child of Light uscì, seguito a ruota dallo splendido Valiant Hearts, sembrava che Ubisoftavesse inaugurato una nuova linea di videogiochi che fossero in linea coi valori produttivi degli indie, ma con una solida realtà alle spalle pronta a sostenere tutto l’impianto marketing. Nonostante i progetti nati con l’UbiArt Framework abbiano riscontrato un buon successo di critica, pare che al momento la software francese sia ritornata a concentrarsi sulle IP di maggior richiamo. In attesa di eventuali novità sul vociferato seguito, rispolveriamo dunque la fiabesca avventura della piccola Aurora.

La storia ha origine nell’Austria del 1895, quando la giovane fulvo-crinita Aurora, durante la vigilia di Pasqua, si ammala di una misteriosa malattia che la fa spirare. Il suo corpo, come sotto a uno strano incantesimo, rimane congelato e la giovane ragazza si spegne nel sonno; ma è in realtà l’inizio della sua avventura nel magico e misterioso mondo di Lemuria: da qui in poi, Aurora si metterà alla ricerca di suo padre, dapprima addentrandosi in un bosco, poi librandosi in volo grazie alla sue ali fatate per esplorare i dintorni, in compagnia di una sorta di lucciola chiamata Igniculus (che può essere controllata da un secondo giocatore o coi comandi touch in questa nuova versione).

Ancora, è semplice pure il battle system che sottende gli scontri con gli avversari, a turni come consuetudine dei più comuni RPG giapponesi. Due membri del nostro party, sostituibili alla bisogna, se la devono vedere con massimo tre oppositori nell'arco di confronti basati su una tipica barra ATB, la cui porzione iniziale, più estesa, equivale alla stasi dei personaggi che vi si trovano all'interno, laddove la parte finale, assai corta, precede l'azione vera e propria, che a quel punto giunge fulminea. Quando uno degli eroi giunge all'incrocio tra le due sezioni si tratta poi di decidere se porlo sulla difensiva oppure fargli sferrare un attacco - ovviamente ogni PG ha le sue specificità in base alla "classe" di provenienza. Colpendo il nemico prima che sferri la sua offensiva, inoltre, non è rara l'eventualità di rigettarlo a fondo barra, facendogli di fatto perdere un turno. 
Senza soffermarci sulle altre meccaniche ruolistiche, tutto sommato di scarso rilievo (level up e skill tree individuali, crafting all'acqua di rose), vogliamo invece rimarcare il fatto che, così come i botta e risposta in versi impreziosiscono la progressione di trama, anche il gameplay duro e puro di Child of Light trova il proprio segno distintivo in una soluzione di game design alquanto particolare, derivante dalla presenza in scena del piccolo Igniculus.

Lo scintillante compagno di Aurora, manovrabile con il secondo stick analogico, serve nei momenti di perlustrazione per illuminare i sentieri più oscuri, per aprire scrigni preziosi, e ha addirittura funzioni di puzzle solving, indispensabile com'è ad attivare determinati congegni a tempo o a risolvere rompicapi basati sulle ombre proiettate a muro.

Il lucente comprimario può poi essere mosso in tempo reale durante i combattimenti, in modo tale da accecare gli antagonisti - il che li porta a essere più lenti - ed eventualmente rifornire di tanto in tanto i suoi alleati di nuovi punti vita e magia, ricavabili scuotendo dei ramoscelli fluorescenti posti ai lati dell'inquadratura. La compresenza di Igniculus è anche alla base della possibilità di giocare a Child of Light in compagnia di un amico, che può spostare l'essere azzurrognolo mentre il primo giocatore comanda Aurora e il suo gruppo di pellegrini. Su Switch, neanche a dirlo, la co-op avviene spartendosi i Joy-Con, com'è usuale nella stragrande maggioranza dei porting studiati per l'ibrida di Kyoto.

Arrivando al dunque, Child of Light approda su Nintendo Switch con le migliori intenzioni. L'Ultimate Edition si fa carico della missione aggiuntiva Il problema del Golem, degli outfit alternativi di Aurora e di tutti i nuovi oggetti e talenti introdotti dal dev team negli anni successivi alla prima release del gioco. Com'è ovvio che sia si appropria pure della seconda anima portatile della console, all'interno della quale è altresì possibile sfruttare il touchscreen per fiondare Igniculus da un punto all'altro del display istantaneamente, il che si dimostra molto utile soprattutto nelle fasi di battaglia.

 

Scritto da Carmine

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