L'uomo? LA PEGGIORE BESTIA ANIMALE. MERITIAMO DI ESTINGUERCI

(Trento)ore 14:08:00 del 01/01/2018 - Categoria: , Ambiente, Denunce, Sociale

L'uomo? LA PEGGIORE BESTIA ANIMALE. MERITIAMO DI ESTINGUERCI

Non ci sono solo i poli che si sciolgono. Il pianeta è messo alla prova con sconvolgimenti così profondi da mettere a rischio la vita dei suoi stessi abitanti

C'è chi sostiene che l'aumento della temperatura sia un falso problema e che, comunque, non dipenda dall'uomo. L'inquinamento, però, non è una teoria: ci sono isole di plastica nel pacifico e il mar cinese meridionale, come le foci del Gange, sono delle vere e proprie fogne in molte zone.

La scarsità di risorse non è una teoria: ci stanno propinando clandestini perché "profughi climatici" o "in fuga da carestie". Le ridotte superfici coltivabili, l'acqua disponibile, i mezzi di trasporto che crescono non sono teorie. Il problema che tutti conoscono ma di cui non si parla è la sovrappopolazione; il pianeta non regge altra attività umana o, almeno, altra attività umana moderna; siamo a tappo. L'Africa aveva 200 milioni di abitanti nel '50 ed oggi ne ha più di 1,2 miliardi, la cui maggior parte ha solo idea di come riprodursi, ma nessuna di cosa fare dopo per esistere? E che l'Asia è passata da 1,5 miliardi a 4,5 miliardi nello stesso periodo. La crescita negativa europea è una benedizione, al di là delle storielle sulla "sostenibilità dei sistemi pensionistici" che, dato l'avvento (auspicato da molti, non da chi scrive) della robotica nel lavoro è un falso problema. Queste due scriteriate regioni, da cui filtrano in Europa clandestini che non sanno che fare della propria vita, se non ripetere atti riproduttivi senza prospettive, sono il problema; occorre fermare ogni cooperazione, aiuto o delocalizzazione industriale finché non si riduca accettabilmente la crescita demografica.

In Italia le temperature crollano sotto lo zero alla fine di un anno caldissimo e segnato dalla siccità. Dal Canada arriva il filmato dell’orso polare magrissimo e in fin di vita, alla vana ricerca di cibo, mentre il riscaldamento globale scioglie i ghiacci del suo habitat. Sono le immagini che in queste ultime settimane dell’anno hanno invaso i social network: diversissime, eppure due facce della stessa medaglia. Cartoline da un pianeta messo costantemente alla prova dai cambiamenti climatici e incapace di far fronte a sconvolgimenti così profondi, che sempre più spesso mettono a rischio la stessa vita dei suoi abitanti.

Tra i più preoccupati ci sono forse gli abitanti delle isole Salomone, che vedono il mare innalzarsi ogni anno e mangiarsi millimetro dopo millimetro la loro terra. Oppure il leopardo delle nevi dell’Himalaya e all’altro capo del mondo lo stambecco, che con l’aumento delle temperature assistono alla scomparsa del loro habitat e della loro possibilità di sopravvivenza. Ma i cambiamenti climatici interessano tutti: l’uragano Irma che a settembre 2017 ha devastato i Caraibie gli Stati Uniti forse ci sarebbe stato comunque, ma probabilmente non avrebbe avuto la stessa violenza. E così la siccità che ha segnato l’estate scorsa in Italia, esponendola anche a centinaia di incendi, oppure la bomba d’acqua che si è abbattuta a Livorno il 10 settembre.

Sui cambiamenti climatici – ha scritto il gruppo di scienziati del panel Ipcc dell’Onu – l’influenza dell’uomo è “indiscutibile”. Ma ora sta avvenendo ad una velocità molto più alta di quella di ogni altro cambiamento del clima della Storia del pianeta. Con effetti osservabili in ogni luogo della Terra e, soprattutto, irreversibili.

La causa principale è l’aumento in atmosfera dei gas serra a partire dalla rivoluzione industriale. In pratica, l’aumento dei livelli di anidride carbonica – ma anche di metanoozono e ossido di azoto – ha fatto crescere il calore trattenuto in atmosfera, e di conseguenza, le temperature medieEntro il 2100 si prevede un aumento della temperatura media della Terra di almeno un grado e mezzo, che secondo molte previsioni supererà i 2°. Per numerosi scienziati mantenere il riscaldamento entro i 2 gradi, obiettivo fissato alla Conferenza sul clima di Parigi nel 2015, non sarà possibile.

Quello che a prima vista sembra solo una questione di composizione chimicadell’atmosfera, insomma, condiziona la vita di tutto il pianeta, in maniera profonda. Non è uguale ovunque. Tra le aree più vulnerabili ci sono, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, l’Artico, per l’impatto delle temperature più alte sugli ecosistemi, e le isole del Pacifico, esposte all’innalzamento del livello del mare e all’incremento di eventi meteo estremi. E poi l’Africa, in particolare la regione sub-sahariana, dove i forti impatti della siccità si sommano alla scarsa capacità di adattamento a causa della povertà estrema, e le aree intorno ai delta dei grandi fiumi asiatici, molto popolate ed esposte ad alluvioniinnalzamento del livello del mare ed eventi meteo estremi. Ecco le foto-simbolo degli stravolgimenti irreversibili del mondo.

Scritto da Carmine

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