Isis: adesso offrono anche lavoro

PESCARA ore 21:50:00 del 21/04/2015 - Categoria: Cronaca - Isis

Isis: adesso offrono anche lavoro

Isis: adesso offrono anche lavoro. L’Isis cerca addetti stampa. Non solo: offre anche altre opportunità di «lavori interessanti» all’interno dell’organizzazione

L’Isis cerca addetti stampa. Non solo: offre anche altre opportunità di «lavori interessanti» all’interno dell’organizzazione. Il jihadista Abu Sa’eed al-Britani ha pubblicato una lista delle funzioni richieste. Sono 10 in tutto: medici, insegnanti, allenatori, cuochi, amministratori, specialisti nella preparazione di bombe, personale tecnico necessario per dirigere le operazioni militari in Siria, Irak e Libia... No, non si tratta di una bufala. La notizia è uscita nel quotidiano olandese.

Il terrorista Al-Britani, che in realtà si chiama Omar Hussein, in passato viveva in Gran Bretagna ed era agente di sicurezza. Poi aderì alle correnti estremiste islamiche e partì per la in Siria per unirsi all’Isis. Ha deciso di pubblicare questo Annuncio per dare alla loro organizzazione una struttura più professionale. Il compito dell’ufficio stampa sarebbe quello di smascherare le bugie della «propaganda negativa diffusa dai Paesi dell’Ovest» nei confronti dei terroristi del Califfato di al-Baghdadi e di rappresentarli nel mondo. Nell’annuncio si precisa anche che «i candidati che verranno scelti per fare giubbotti e vestiti imbottiti di bombe, dovranno pure essere disposti ad indossarli loro stessi, con il tempo». Non è specificato però quanto lungo sarà il periodo di prova dopo il quale dovranno farsi saltare in aria pure loro.

Si legge inoltre che «i fratelli del reparto bombe sono il cuore di quasi tutte le operazioni. Costoro dovranno essere fieri di poter portare oltre la linea nemica una vettura carica, anzi, stracarica di esplosivo. Una gioia condivisa con il fratello che premerà il bottone di accensione, felici entrambi di aver contribuito ad aver mandato all’inferno 50 miscredenti». Fra i posti vacanti c’è anche un’attività definita molto piacevole, da svolgere nelle città conquistate: quella di cercare sigarette e altri oggetti da portare via. Ma anche altri compiti «più faticosi», tipo le decapitazioni e le torture. E ci fermiamo qui.

Lo scorso marzo il primo ministro olandese Mark Rutte si lasciò scappare un commento che suscitò parecchio scalpore e anche un’ interpellanza parlamentare: «Gli olandesi che si sono alleati con l’Isis andando in Siria a combattere farebbero meglio a morire piuttosto che tornare nel nostro Paese». Il leader del Cda (partito democratico), Sybrand van Haersma Buma, reagì indignato a questa affermazione, dichiarando che «un uomo al potere e qualsiasi essere umano, non dovrebbero mai augurare la morte a nessuno».

Tornando all’annuncio dei jihadisti, sorge spontanea una domanda che andrebbe girata al signor Al-Britani. A quanto ammonta lo stipendio? Dello stipendio, però, non si parla. Quanto guadagnerà un addetto stampa dell’Isis? E un istruttore sportivo, un cuoco? Si sa solo che, di solito, quelli che compiono i cosiddetti lavori «pesanti e faticosi», tipo tagliare le teste di poveri, innocenti creature, sono ben pagati. A volte vengono ricompensate anche le famiglie dei bambini, bambine, uomini e donne bomba, che si fanno saltare in aria per conquistare il mondo, onorare Allah, punire gli infedeli. In mancanza di denaro a loro rimane sempre la soddisfazione del «premio finale»: quello di andare direttamente in paradiso, con tanta riconoscenza per chi ce li ha mandati

Scritto da Gerardo

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