I trucchi del Governo e dell'Istat dietro i dati sul lavoro!

(Milano)ore 19:14:00 del 23/09/2017 - Categoria: , Denunce, Lavoro

I trucchi del Governo e dell'Istat dietro i dati sul lavoro!

Nonostante gli sforzi di fantasia scientifica di Eurostat – organismo europeo che ha deciso criteri di catalogazione dell’occupazione alquanto demenziali – e a dispetto degli sforzi estetici del presidente dell’Istat (Giorgio Alleva, renziano di ferro), l

Nonostante gli sforzi di fantasia scientifica di Eurostat – organismo europeo che ha deciso criteri di catalogazione dell’occupazione alquanto demenziali – e a dispetto degli sforzi estetici del presidente dell’Istat (Giorgio Alleva, renziano di ferro), l’occupazione in Italia cala. Soprattutto tra i giovani under-25 (37%, +1,8 in un solo mese).

Fine della favoletta governativa-Pd, non appena gli effetti droga degli incentivi alle imprese sono terminati o andati in saturazione.

Ma guardiamo i numeri, intanto. A maggio 2017 – scrive l’Istat – “la stima degli occupati cala dello 0,2% rispetto ad aprile (-51 mila unità) attestandosi, dopo il forte incremento registrato il mese precedente, ad un livello lievemente superiore a quello di marzo. Il tasso di occupazione si attesta al 57,7%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali”.

Stipendi in netto calo

Insomma, il lavoro è in crisi nera e i trucchi del governo per edulcorare i dati sono ormai intollerabili. Infatti, se nel 2008 i dipendenti full time erano l’86% del totale, 8 anni dopo il dato si è ridotto all’81%. Gli occupati a tempo parziale, invece, sono saliti dal 14 al 19% del totale. Un calo che ha impattato sulla produttività del lavoro che ha subito una contrazione molto importante sia nei servizi (-3,1%) sia nelle costruzioni (-7,1%), settori, questi ultimi, che danno lavoro al 79% del totale dei dipendenti presenti nel Paese. In calo anche la retribuzione media per occupato che ha registrato una forte contrazione: tra il 2008 e il 2016 è diminuita, al netto dell’inflazione.

I dati istat edulcorati dal governo

Eppure tutto il governo aveva sorriso di questi dati Istat, da Gentiloni a Padoan a Renzi, che – da par suo- si era ascritto a suo merito esclusivo questo micro-finto successo decretato dai dati Istat. I numeri però vanno letti e a leggerli c’è da essere seriamente preoccupati. Lavorare meno ore e precariato rappresentano il fallimento del Job’s Act e della politica economica del governo. “Nonostante abbiamo recuperato gli occupati che avevamo prima della crisi -dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo- ciò è avvenuto a scapito della qualità dei nuovi posti di lavoro e della diminuzione della produttività nei settori più importanti che hanno trascinato verso il basso anche i livelli retributivi pro capite“. Oltre a ciò, ricordano dalla Cgia, rispetto alla situazione pre-crisi l’Italia deve recuperare tra i principali indicatori economici 3 punti percentuali di consumi delle famiglie, 5,8 punti di Pil, 7 punti di reddito disponibile delle famiglie e ben 24,4 punti di investimenti. “Speriamo -conclude il segretario Renato Mason- che con la legge di Bilancio 2018 le risorse a disposizione vengano utilizzate per ridurre le tasse, in particolar modo attraverso il taglio dell’Irpef. Solo così possiamo sperare di rilanciare con vigore i consumi interni che, ricordo, costituiscono la componente più importante del nostro Pil”. Ma da questo orecchio il governo non sente molto, visto che nel 2017 le tasse che dovremo pagare – tra quelle già pagate e quelle in arrivo i prossimi mesi – ammontano a 8mila euro a famiglia. Un massacro, appunto.

Scritto da Luca

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