Disastro culturale italiano: PAPIRI IN VENDITA A SIRACUSA

(Siracusa)ore 09:37:00 del 29/04/2018 - Categoria: , Cronaca, Denunce, Sociale

Disastro culturale italiano: PAPIRI IN VENDITA A SIRACUSA

Ennesimo disastro culturale italiano: fra privati e mancati finanziamenti pubblici, si consuma la nuova e paradossale figura barbina.

Si potrebbe discutere sulla natura privata del museo di ricerca, c’è chi invece potrebbe accusare la regione per il drastico taglio dei fondi – 117 mila euro furono erogati nel 2009, poi sono diventati 66 mila nel 2013 e 15.750 nel 2017 – tuttavia il problema permane.

Il Museo del papiro Corrado Basile di Siracusa, da sempre considerato come una eccellenza internazionale per lo studio di numerosi papiri – probabilmente secondo solo all’istituto de Il Cairo – fu fondato nel 1987 grazie agli sforzi di Anna Di Natale e Corrado Basile, due importanti ricercatori del campo. Gli stessi fondatori e attenti curatori della collezione privata, inaspettatamente, hanno manifestato la loro decisione di vendere 20 frammenti di papiro in greco e demotico risalenti al V-VI secolo e.v., i cui contenuti, a detta degli stessi responsabili, sono ancora inediti e sconosciuti. Non volendoci soffermare su quanto possa accrescere o diminuire il prezzo, in base al contenuto di tali frammenti, ci si può limitare a pensare ad una qualche sorta di burla o provocazione, come ha ipotizzato la curatrice del Museo di Manchester Roberta Mazza, non appena ha appreso la notizia.

Eppure non sembra essere così: l’ente privato, in quanto tale, ha pensato di proporre la vendita in mancanza di quei famosi fondi regionali, ridicolmente stroncati nell’arco di circa otto anni. Roberta Mazza, nello sconcerto generale, prova a giustificare la scelta non solo in base alla evidente mancanza di fondi, ma anche grazie a precedenti internazionali, come i casi della collezione Bodmer o del Badè Museum of Archaeology di Berkeley, anche loro sperimentatori di questo discutibile sistema di raccolta fondi. Ci si chiede: che tipo di messaggio viene dato alle nuove generazioni? Un museo non dovrebbe essere custode d’arte anziché mercante di essa? 

Le risposte sovvengono spontanee. L’Italia – in questo caso la Sicilia in quanto ente regionale – risulta incapace di comprendere quale sia il suo ruolo culturale nel mondo, prendendo a colpi di accetta dei fondi vitali per le nuove ricerche e l’arricchimento di un simile polo. Tuttavia, anche la natura privata dell’ente diventa un grave ostacolo, soprattutto se si palesano certe volontà. Il comune di Siracusa, pur non essendo direttamente coinvolto nella vicenda, farà di tutto per fermare questa vendita.

Da questo canto, sono necessari alcuni appelli: per il decoro e la credibilità del nostro sistema culturale, diviene obbligatorio bloccare la dannosa e assurda idea paventata dai due ricercatori. Si richiede a gran voce di ripristinare nel minor tempo possibile un adeguato numero di fondi per la ricerca e perseguire, con rischio che rimangano chimere, una serie di tre percorsi a scelta: nazionalizzazione, regionalizzazione o comunalizzazione dell’ente – in base a chi può gestire al meglio il museo – in caso dovesse perseverare l’idiota e sconcertante proposta dei due esperti ricercatori, i quali per indubbi meriti, hanno tutto il diritto di continuare a gestire, ma non possedere il prezioso polo. Scemi coloro che hanno approvato il taglio dei fondi, ma non dissimili si presentano coloro che fanno dell’arte una merce di scambio, svilendo così i reperti e il lavoro di cura e ricerca su di essi. L’Italia e le sue regioni avrebbero nella cultura fortissimo indotto e sicura floridità economica, basterebbero certe volontà politiche, oggi lontane dall’essere anche solo scorgibili all’orizzonte.

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Scritto da Sasha

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