CRACK banche? Tutti i CONFLITTI DI INTERESSI dei politici NON INDAGATI

(Napoli)ore 16:20:00 del 07/12/2017 - Categoria: , Denunce, Economia

CRACK banche? Tutti i CONFLITTI DI INTERESSI dei politici NON INDAGATI

Crack in banca, tutti i conflitti di interesse dei politici che dovrebbero indagare Anni di ritardi, omissioni e leggi sbagliate.

Crack in banca, tutti i conflitti di interesse dei politici che dovrebbero indagare

Anni di ritardi, omissioni e leggi sbagliate. Così la politica ha creato le condizioni che hanno portato ai crack a catena e al falò miliardari del pubblico risparmio. E adesso gli stessi partiti che hanno contribuito al disastro pretendono di accertare colpe e responsabili delle crisi bancarie. Nella commissione d'inchiesta parlamentare istituita per indagare sui dissesti sono numerosi i deputati e i senatori in conflitto d'interessi, perché in passato hanno avuto rapporti con le istituzioni che ora sono al centro delle accuse. L'Espresso in edicola domenica 3 dicembre con Repubblica ricostruisce le relazioni pericolose dei membri della commissione con il mondo bancario e racconta le scelte della politica che hanno finito per favorire i banchieri corrotti.

Esemplare il caso del deputato Pd Franco Vazio, già membro del consiglio di amministrazione di Carisa, la banca di Savona controllata dalla Carige, travolta da perdite e costretta a chiedere 700 mlioni in Borsa per evitare il crack. Vazio nel 2013 si era speso in un pubblico attestato di stima per Giovanni Berneschi, il presidente di Carige arrestato nel 2014 e di recente condannato per truffa e riciclaggio.

La lista dei membri della commissione in potenziale conflitto d'interessi comprende molti altri nomi, tra cui Francesco Bonifazi, il deputato toscano del Pd amico di Maria Elena Boschi, e il senatore siciliano di Forza Italia, Antonio D'Alì, legato a uno degli avvocati di Giovanni Zonin, l'ex patron della Popolare di Vicenza.

Come ricostruisce l'inchiesta dell'Espresso, le crisi bancarie che hanno bruciato risparmi per miliardi potevano essere evitate se il Parlamento non avesse rinviato per anni riforme decisive come quella delle Popolari, imposta per decreto solo nel 2015, o delle fondazioni bancarie, varata anche questa due anni fa. Troppo tardi per evitare i crack.

Nel 1945 i leader di Regno Unito, Unione Sovietica e Stati Uniti si riunirono per dividere il mondo in zone di influenza. Oggi altri tre grandi stanno provando a creare un nuovo ordine: Putin, Jinping e Trump. E c'è un grande assente: l'Europa e con lei l'Italia, dove questi temi non sono neppure sfiorati dalla campagna elettorale. La "nuova Yalta" è la copertina del nuovo numero dell'Espresso, che dedica ampio spazio ai ritratti dei nuovi potenti e alle loro idee e strategie. Poi l'inchiesta sulla commissione delle banche e i suoi silenzi; la caccia agli outsider da parte dei partiti; il reportage dalla Polonia, dove il movimento femminista è in prima linea per la difesa della democrazia da governo e fascisti. E infine l'intervista allo scrittore americano Lansdale realizzata da Gianni Cuperlo

Nel caso del Monte dei Paschi, la fondazione che controllava l'istituto è arrivata a indebitarsi per centinaia di milioni pur di non perdere il controllo sulla banca senese. Era il governo a possedere le chiavi d'accesso per metter fine alla corse verso il disastro. Per legge infatti la vigilanza sulle fondazioni spetta al ministero dell'Economia. Ma gli esecutivi che si sono succeduti per una quindicina d'anni, quelli di centrosinistra come quelli a guida berlusconiana, si sono ben guardati dall'intervenire a Siena.

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Scritto da Luca

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